Arnold de Vos, scrittore migrante di origine olandese residente a Roma dal 1968, poi a Trento e Selva di Grigno in Valsugana nonché a Tunisi, ha al suo attivo un numero davvero notevole di libri di poesia, tanto che è impossibile elencarli qui tutti. Ne cito alcuni, come Vertigo, 77 poesie per Ahmed Safeer (Edizioni del Leone 2007), oppure Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano (a cura di Mia Lecomte, Le Lettere 2006), dove de Vos è presente. Ora ha da poco pubblicato Il nudo è il tuo abito talare (Edizioni del Leone), con una prefazione di Mia Lecomte, che tra l’altro scrive: “È nella mancanza che trae forza il vento ardito che attraversa tutta la raccolta, è nel deserto, e non solo quello del paesaggio assolato tunisino, che le parole di de Vos si rincorrono nel loro volo di classica eleganza, raffinato dai richiami, a rimescolarsi a ‘epoche e culture remote’, disegnando una qualche forma di personale leggerezza”. A ragione Mia Lecomte, sempre lucida nel leggere la poesia straniera, rammenta il deserto, luogo dove le poesie di de Vos, affascinato dalla poesia sufi, ha origine.
Affusolata clessidra, uomo di sabbia,
saturi il mio sonno e lo svuoti
tornando sogno diurno mentre la stella dell’aurora
brilla dolcemente il tuo deretano di vetro.